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jueves, 17 de enero de 2013

“Egli è di buona indole, di pietà e di studio. E’ robusto e gode di ottima salute; fa quindi sperare bene di sé. Fu militare dal 1917 al 1920, fu quindi alla prova del fuoco materiale e morale”.Ho avuto l'onore di incontrare questo sacerdote, che ricordo con grande affetto.

CANONIERO, P. Severino, Sacerdote(1898-1987)

“Avessi una dozzina di parroci come il P. Severino!”

Foto non presente

P. Canoniero nacque il 31 ottobre 1898 a Murialdo-Riofreddo in provincia di Savona e morì a Buenos Aires il 20 luglio 1987.


P. Davide Menapace, scrive quanto segue, testimoniando che con lui un vero figlio di Lanteri è passato alla vita eterna:

“P. Severino Canoniero fu un uomo di Dio, un Oblato esemplare ed un apostolo zelantissimo. Io non mi sento capace di presentare ai confratelli una storia della sua vita; mi limiterò a fare solo alcuni accenni. 

Ti vedo, P. Severino, nella parrocchia di San Roque, Buenos Aires, dal 1935 al 1950. Quasi tutte le mattine, con il Santissimo Sacramento sul cuore, ripercorrevi le strade della parrocchia e a tutte le persone che incontravi nel cammino, parlavi di Dio e li invitavi ai sacramenti: ti vedo accanto agli ammalati, anche fuori della giurisdizione parrocchiale, per animarli e infondere in loro sentimenti di fede, speranza ed amore di Dio; ti vedo nelle riunioni della comunità religiosa dando consigli ai collaboratori, per avere associazioni forti di laici dell’Azione Cattolica, della Vanguardia Obrera Cattolica, catechisti, Esploratori o Figlie di Maria. 
Risuonano ancora nelle mie orecchie le tue parole, perché nella chiesa attendessimo sempre al confessionale, facendo lì la meditazione, recitando il Breviario: tu ci davi l’esempio. 
Ti vedo instancabile nell’edificare il Tempio vivo del Corpo mistico di Cristo e nel cercare mezzi materiali per costruire la bella chiesa parrocchiale che hai lasciato alla Congregazione.
Quanto lavoro, quanti sacrifici, quante preoccupazioni, e tu sempre contento, sempre disposto, sempre pronto a tutto, anche quando i tuoi collaboratori erano stanchi! Con ragione, il Cardinale Copello, arcivescovo di Buenos Aires, disse di te: “Avessi una dozzina di parroci come il P. Severino!”.
Nel 1950, per disposizione dei Superiori, P. Severino dovette lasciare la sua cara parrocchia che con il suo zelo era arrivata ad essere un vero modello di lavoro pastorale. Gli è costato molto il cambiamento: come buon pastore che ama le sue pecorelle, pianse amaramente. Però non si disanimò ed incominciò immediatamente, con entusiasmo, il suo apostolato in Santa Rita. 
Anche nel nuovo campo di lavoro fu all’altezza di un grande apostolo. Attendeva ai suoi obblighi pastorali come nella sua antica parrocchia mentre si impegnava anche a ‘pescare’ le anime lontane da Dio che frequentavano il Santuario. 
Che gioia dimostrava quando, dopo poche parole poteva convincere e portare a Dio le anime lontane da lui! 
Annotava in un libretto gli anni di lontananza dalla confessione dei suoi penitenti e li sommava: godeva di vera gioia quando la somma sorpassava i cento o duecento anni. Questo dimostrava che realmente amava Dio e cercava sempre la sua gloria.
Visse sempre poveramente, nonostante avesse maneggiato tanti soldi per la costruzione delle chiese e per le vocazioni. 
Ottenne grandi donazioni per la Congregazione: il terreno di Villa Udaondo, ed altri beni immobili, la Divina provvidenza ce li ha dati per mezzo di lui. Chi potrebbe descrivere le infinite grazie concesse da Dio alle anime dirette da lui? Confessava fedeli, sacerdoti, vescovi ed anche il Cardinale, sempre stancabile in questo ministero.
Nei suoi ultimi giorni di vita, non poteva più lavorare. Io però sono sicuro che, come vero apostolo, offriva a Dio i suoi dolori e la sua impotenza fisica per la conversione dei peccatori e per il bene della sua Congregazione che tanto amava. Così fino alla fine, la sua vita fu un esempio di zelo apostolico per le anime, frutto del suo ardente amore a Dio”.
P. David Menapace, OMV in L’Oblato, novembre 1987, anno 62, n° 64






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