Dai tango bond alle finte statistiche
Le bugie «creative» dell’Argentina
Rocco Cotroneo
A Buenos Aires esagerazioni e omissioni.
Al punto che da tempo l’«Economist» si rifiuta di pubblicare
i dati forniti dal governo sudamericano
I candidati alle elezioni mentono, e si sa. Dicono bugie anche tanti governanti, durante e dopo l'esercizio delle loro funzioni. Poi c'è il caso dell'Argentina, dove esagerazioni, omissioni e balle assortite sembrano sempre un affare di Stato. Si richiamano a una tradizione che non muore mai, si perpetua nella storia e nei cicli della politica. Come se a mentire fosse una nazione intera, davanti al resto del mondo. Naturalmente non è così, e milioni di argentini seri e onesti lo dimostrano. Anche soffrendo come cani bastonati — e capita in questi giorni — per l'ennesima figuraccia del loro governo.
Cristina Kirchner, come già faceva suo marito Nestor, imbroglia da anni sull'inflazione. I dati ufficiali la riducono di due terzi, a voler essere buoni: la crescita dei prezzi nella realtà si aggira sul 25 per cento ma il governo dichiara il 7-8.
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