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miércoles, 29 de abril de 2015

Il “matrimonio usa e getta”


La devastazione morale si allarga con il divorzio breve



di Cristina Siccardi

Ancora un colpo di machete sulla famiglia, l’ennesimo. «Un altro impegno mantenuto. Avanti, è la #volta buona» ha twittato tutto soddisfatto il premier Matteo Renzi, quando il Parlamento italiano ha approvato in via definitiva (con 398 sì, 28 no e 6 astenuti) la riforma delle norme sul divorzio, che stabilisce che una famiglia si può cancellare in soli sei mesi.

Non ci sono soltanto gli attentati terroristici islamici a colpire l’Occidente, ma gli stessi legislatori occidentali innestano suicidi a catena, con scelte politiche i cui danni sono incalcolabili. Da oggi in Italia basteranno sei mesi per rompere il legame matrimoniale ed essere divorziati; al massimo un anno, se si decide di ricorrere al giudice, contro i tre anni che servivano fino a oggi. E se ci sono bambini? E se ci sono disabili? Che importa allo Stato? Si saranno creati individui sempre più deboli, sempre più fragili, sempre più in pericolo e in balia del totalitarismo delle libertà di questa breve vita, quelle che ti fanno scivolare, dritte, dritte, veloci, veloci nellaGeenna.

Da oggi nella “cattolica” Italia ogni cittadino coniugato avrà la possibilità di accedere al divorzio, tramite una negoziazione tra i coniugi, assistiti da avvocati, senza passaggio in Tribunale, anche nel caso in cui ci siano figli minori o disabili non autosufficienti. La procedura lampo è scaricata sulle Procure della Repubblica: il pubblico ministero incaricato avrà tempo solo cinque giorni per valutare che i diritti dei figli siano garantiti e, in caso di parere negativo, per rivolgersi al giudice. Nessuna pietà per nessuno: né per moglie e marito, che potrebbero avere un ripensamento sulla loro situazione, né per i figli.

A biasimare una simile legge non sono soltanto i soliti reazionari. Si legge, infatti, nell’articolo di Luciano Moia, apparso su “Avvenire” il 23 aprile scorso, dal titolo La devastante china anti-familiare. Divorzio breve, un incivile traguardo: «Servono leggi e provvedimenti che sostengano l’impegno della famiglia e che contribuiscano alla crescita di consapevolezza della coppia. E ci ritroviamo, invece, con norme che, favorendo e incentivando il già drammatico senso di precarietà delle relazioni, finiscono per sancire il malcostume dell’instabilità affettiva e del disimpegno familiare. Questo sì ‒ abbiamo il dovere di gridarlo dai tetti ‒ autentico “traguardo di inciviltà”».


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