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sábado, 18 de febrero de 2017

La via dell'autentico progresso umano è un “processo” ( Il pontefice avvia processi, non domina lo spazio )


Cosa vuol dire il papa quando afferma che “il tempo è superiore allo spazio”?



Se vogliamo svelare il mistero rappresentato dalla mente del nostro Santo Padre papa Francesco, a un certo punto dobbiamo concentrarci sulla frase “Il tempo è superiore allo spazio”.

Questa espressione enigmatica appare sia nella sua prima enciclica, la Lumen Fidei, che nella seconda, la Laudato Si’, nonché in entrambe le sue esortazioni apostoliche, la Evangelii Gaudium e la recente Amoris Laetitia. Si tratta di un principio fondamentale inserito nel tessuto della visione profondamente radicata del papa di come dobbiamo vivere, nonché una chiave per comprendere le sue intenzioni nello scrivere l’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia.

Nella Lumen Fidei (n. 57), Francesco ci dice: “Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino, che ‘frammentano’ il tempo, trasformandolo in spazio. Il tempo è sempre superiore allo spazio. Lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro e spinge a camminare con speranza”.

Per il pontefice, il tempo è superiore allo spazio perché la via dell’autentico progresso umano è un “processo”, che è in sé una funzione temporale. Visto che il tempo è fluido e mobile, rappresenta la chiave per evitare di rimanere “incollati” allo spazio, per così dire. Se cerchiamo di riempire lo spazio con soluzioni a breve termine e risposte crude e statiche ai problemi senza pensare a come possiamo davvero andare avanti da quel punto in poi, cortocircuitiamo il tempo e ci priviamo di un futuro più speranzoso.

Nella Evangelii Gaudium, papa Francesco ci offre il suo pensiero più dettagliato su ciò che intende quando dice che “il tempo è superiore allo spazio”:

222. Vi è una tensione bipolare tra la pienezza e il limite. La pienezza provoca la volontà di possedere tutto e il limite è la parete che ci si pone davanti. Il “tempo”, considerato in senso ampio, fa riferimento alla pienezza come espressione dell’orizzonte che ci si apre dinanzi, e il momento è espressione del limite che si vive in uno spazio circoscritto. I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande, dell’utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio.

223. Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci.

Da questi paragrafi si evince chiaramente che Francesco vorrebbe che evitassimo di limitarci a “possedere” degli spazi – aggrappandoci a potere e controllo nel momento attuale –, lavorando invece per costruire persone, che è sempre un progetto più complicato e a lungo termine.

Questa idea emerge in modo piuttosto esplicito nella Laudato Si’, la sua enciclica sulla “cura della casa comune”, nella quale scrive che “la miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi. Si dimentica così che ‘il tempo è superiore allo spazio’, che siamo sempre più fecondi quando ci preoccupiamo di generare processi, piuttosto che di dominare spazi di potere” (n. 178).

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