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sábado, 18 de febrero de 2017

Una Chiesa che cammina, aperta al cambiamento, in uscita per farsi vicina a ciascuno


Intervista al cardinale Maradiaga: così avanza la riforma del Papa


di Federica Bello
A Torino nostra intervista al coordinatore del gruppo di cardinali chiamati da Papa Francesco a rivedere l'organizzazione della Curia romana 


Il 31 gennaio ha chiuso le celebrazioni in onore di san Giovanni Bosco a Torino il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, 74 anni, salesiano, che il 13 aprile del 2013 è stato nominato da Papa Francesco coordinatore del gruppo di 9 cardinali chiamati a consigliarlo nel governo della Chiesa universale e a rivedere l’organizzazione della Curia romana definita dalla Costituzione apostolica Pastor Bonus promulgata da papa Giovanni Paolo II il 28 giugno 1988. Lo abbiamo incontrato per commentare con lui questo percorso di rinnovamento che riguarda la curia romana ma che riflette e si inserisce in un cammino - segnato anche dalle encicliche e dalle esortazioni apostoliche - che investe tutta la Chiesa.

Eminenza, come è iniziato il percorso della riforma, da quali problematiche?

Anzitutto bisogna dire che nelle riunioni pre-conclave molti cardinali dicevano che il Papa non sempre ha un’informazione globale sul mondo cattolico perché la maggior parte delle notizie arrivano solo attraverso le nunziature e la Segreteria di stato. Si diceva che sarebbe stato meglio avere un consiglio di cardinali della base, uno per ogni continente, pastori delle diocesi, che avessero il compito di fornire al Santo Padre quel quadro più ampio che a volte alle nunziature e alla segreteria di stato non arriva. Nel pre conclave c’era il cardinale Bergoglio che, arrivato al pontificato, tra le prime cose che fece mi chiamò e mi disse voglio formare un Consiglio con questo e questo… Aveva già tutti i nomi in mente e poi mi chiese se me la sentivo di fare da coordinatore. Risposi: «Se lei me lo chiede devo farlo» e così tutto è cominciato…

Un Consiglio che dunque «avvicina» il Papa alla Chiesa e che con lui ha iniziato ad affrontare problemi concreti, può farci un esempio?

Tra i nodi da affrontare, un numero eccessivo di dicasteri. Che è un problema di ordine pratico: come si fa a governare con un consiglio dei ministri che è troppo numeroso e che per questo non si può riunire con una certa periodicità? La soluzione è ridurre. Per questo si è proceduto ad accorpare alcuni consigli in dicasteri, non per dare più importanza ad alcuni, ma per semplificare la burocrazia e lavorare più agilmente. Non un accentrare, ma uno snellire.

Quali passi sono stati compiuti?

Abbiamo già fatto 18 riforme. A volte ci chiedono «ma cosa fa questo Consiglio? Non vediamo risultati». I risultati invece si sono, ma non si vedono perché non fanno rumore. Papa Francesco nel discorso del Natale scorso alla Curia romana li ha elencati proprio per far vedere che si cammina.

Quando uscirà una nuova costituzione?

Quando le riforme saranno fatte. Non sarà l’inizio, ma la fine di un processo

E il Consiglio?

Il Consiglio continuerà perché non è stato costituito solo per riformare la Pastor bonus, ma per offrire consigli quando il Santo Padre li richiede.

Il Consiglio affronta cambiamenti specifici, come quelli che riguardano i dicasteri e quindi gli ambiti della Pastor bonus, di riflesso esorta a cambiamenti di stile che interessano la Chiesa universale e che interpellano anche le Chiese locali.

Il Papa, sempre nel discorso di dicembre alla Curia, ha indicato diverse «malattie» e quindi diversi orizzonti su cui puntare per migliorare e cambiare, ma io vedo che più in generale ama richiamare tutta la Chiesa a una vicinanza maggiore ai fedeli. È il criterio della «Chiesa in uscita» che è emerso dalla conferenza di Aparecida del 2007 quando abbiamo riflettuto sul fatto che non possiamo più aspettare che la gente venga da noi, ma siamo noi a dover andare dalla gente. Quando Papa Francesco parla di Chiesa in uscita ci dice che non dobbiamo fermarci nelle nostre curie, nelle nostre canoniche, ma andare incontro a coloro che si sono allontanati o a coloro che non abbiamo mai incontrato perché nessuno gli ha mai parlato di Dio. Ricordo bene il bacio che diede ad un uomo con tanti tumori in faccia: quel gesto fu più efficace di tante omelie…

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