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viernes, 15 de mayo de 2015

L’ultima avventura italiana di Tat’jana Kasatkina, che si è fermata in Italia per una nuova serie di lezioni su Dostoevskij


Tutto parla, sappiamo ascoltare?


di Elena Mazzola

Dieci giorni di incontri con l'intellettuale russa, da Venezia al Salento. Tremila «gentili lettori», tanti studenti tra loro, e i romanzi di Dostoevskij. Per imparare a leggere, ovvero, «recuperare la dignità della ragione»

Dieci giorni su e giù per l’Italia. E di incontri imprevedibili con tremila persone, per la maggior parte studenti, da Brescia a Modena. E poi in Puglia, tra il Salento e Manfredonia, per concludere con una risalita a Venezia. È questal’ultima avventura italiana di Tat’jana Kasatkina, che si è fermata in Italia per una nuova serie di lezioni su Dostoevskij. A tema, la percezione del mondo come soggetto, il cambiamento del mondo nel cambiamento di sé, la libertà. Domande esistenziali, urgenti, affrontate con l’aiuto del grande pensatore cristiano russo, spaziando da un testo all’altro tra Il diario di uno scrittore, Le notti bianche, I fratelli Karamazov e Delitto e castigo.

«Ma noi cristiani crediamo ancora nella capacità della fede che abbiamo ricevuto di esercitare un’attrattiva su coloro che incontriamo, e nel fascino vincente della sua bellezza disarmata?». Durante il viaggio discutiamo l’articolo di don Julián Carrón sui fatti di Parigi, di quanto ci ha detto il Papa, di quanto è accaduto a Roma, di quello che stiamo vivendo in Russia, dei nostri amici ucraini. Siamo ancora una volta davanti alla sfida della verifica della fede nel reale, così come ci viene dato giorno per giorno, in un alternarsi tumultuoso di luoghi e, soprattutto, volti.

E la sfida si rivela subito nella sua impensabile grandezza, perché è una strana serie di incontri quella che ci aspetta. Con un denominatore comune: ogni singola tappa del nostro viaggio è stata voluta, desiderata, proposta, pensata e resa possibile, da una persona. Ogni tappa era un nome preciso, un io mosso nel profondo da una presenza corrispondente, che aveva deciso di donare a tanti altri. E per una singola persona si è generato un movimento insolito, un muoversi ampio e inaspettato di cuori e di menti.

È sull’onda di questo movimento che Tat’jana Kasatkina si è trovata a parlare in diverse scuole statali italiane: ambienti in cui, tra ragazzi, insegnanti e dirigenti scolastici, non si respira certo un clima impregnato di fede vissuta. Eppure, ovunque abbiamo trovato ad attenderci un’umanità assetata, ferita, bisognosa di qualcosa di vero. Ed è stato questo il fil rouge della “fuga” italiana della grande studiosa russa: la proposta di una vita che, da qualcuno afferrato dalla Bellezza, si è comunicata a molti che quella Bellezza sembravano attendere da sempre. Si è così innescato qualcosa di potentissimo e imprevedibile. Entrare in ambienti laici (scuole, università, teatri) e parlare di Cristo come ne parla la Kasatkina, o come ne parla Dostoevskij: come di una realtà viva qui ed ora, come della realtà supremamente interessante per l’uomo. Sentirne parlare accorgendosi che quella realtà, per chi parla, sta accadendo lì, fa l’effetto di finestre che si spalancano in stanze in cui l’aria era viziata e soffocante.

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