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sábado, 1 de marzo de 2014

Ukraine: La division est dans ce pays une fatalité...



par Christian Vanneste

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Comme on dit les Russies, il faudrait dire les « Ukraine ». 

La principauté de Kiev fut d’ailleurs la première de toutes les Russies avant d’être submergée par les Mongols puis dominée par les Polonais pour tomber enfin aux trois-quarts sous le giron de l’Empire des Tsars. 

Comme la Pologne et contrairement à la France, cette vaste plaine a été parcourue d’est en ouest et d’ouest en est par les invasions et n’a pas de frontières clairement fixées par l’Histoire. 

Contrairement à la Pologne qui possède une identité forte fondée sur la langue et plus encore sur la religion catholique, l’Ukraine a subi l’influence des envahisseurs et des occupants. 

Les divisions sont inscrites de longue date dans une histoire qui connut des épisodes particulièrement tragiques au siècle dernier. 

Au Xe et XIe siècles, la principauté de Kiev forgée par une aristocratie Viking, idéalement placée sur les voies qui relient l’Empire Byzantin à la Baltique, au milieu d’une plaine très fertile, connaîtra son apogée. 

Cyrille y répandra l’orthodoxie byzantine. Une princesse de Kiev épousera un Roi de France. 

Par la suite, l’Ukraine passa d’un maître à un autre. Les Tatars, ceux-là mêmes qui sont encore une forte minorité musulmane en Crimée, la soumirent au XIIe siècle pour en être chassés par les Polonais dont les territoires allèrent alors de la Baltique à la Mer Noire. C’est la révolte des cosaques rendue célèbre par Mazeppa et par le personnage romanesque de Tarass Boulba dont Gogol fait un héros de la foi orthodoxe contre le catholicisme des Polonais qui amena la domination des Russes de Moscou à partir du XVIIe siècle. 

Mais au moment du partage de la Pologne, une partie de l’Ukraine, la Galicie deviendra autrichienne avant d’être à nouveau polonaise en 1918. Lemberg, Lvov, Lwow, Lviv, Leopol qui désignent la même ville témoignent de ce passé tiraillé entre des Etats distincts et des cultures différentes. Cette ville de l’ouest comprenait entre les deux guerres une forte minorité polonaise catholique romaine que Staline a envoyée à Breslau devenue Wrocklaw en 1945. Elle comptait une population juive importante qui a été exterminée. Elle est aujourd’hui majoritairement ukrainienne, mais de confession grecque-catholique, rattachée au Vatican, Uniate.

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E se il principe del Galles sposa un uomo? L’Inghilterra avrebbe un “principesso” del Galles. Ecco perché i parlamentari stanno modificando leggi in vigore dal 1859 e dal 1285


Dopo le nozze gay, l’Inghilterra cancella 700 anni di storia per evitare di avere un “regino” o un “principesso”

Leone Grotti

Il Parlamento inglese sta cancellando dai codici le parole “padre”, “madre”, “marito” e “moglie” e modificando le leggi inerenti alla parentela della Casa reale vecchie di oltre 700 anni


Non si può pretendere di scombinare le regole e le fondamenta naturali della famiglia e non incappare in intricati problemi burocratici e semantici. Capita così che il Regno Unito, dopo aver approvato il matrimonio gay, stia velocizzando i tempi per cambiare anche le leggi che mantengono un linguaggio discriminatorio e inappropriato.

REGINO D’INGHILTERRA. 

Al di là dell’eliminazione nei codici di parole arcaiche come “padre”, “madre”, “marito” e “moglie” i parlamentari inglesi si stanno affannando per evitare di ritrovarsi un domani con un re femmina o un “regino”. Le leggi valgono per tutti, ovviamente, e anche un re o un principe del Galles potrà sposare una persona dello stesso sesso. Ma secondo i dettami delle attuali norme, «chi sposa o chi è sposato al Re regnante assume il titolo di Regina».

CANCELLATI 700 ANNI DI STORIA. 

E se il Re regnante si sposa con uomo? L’Inghilterra avrebbe un “regino”. E se il principe del Galles sposa un uomo? L’Inghilterra avrebbe un “principesso” del Galles. Ecco perché i parlamentari stanno modificando leggi in vigore dal 1859 e dal 1285. Settecento anni di storia verranno così cancellati perché, è chiaro, la legge che accusa di «alto tradimento» chi cornifica il marito o la moglie del monarca ha un linguaggio ormai obsoleto e deve essere aggiornata.

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Per non rassegnarsi a un’Europa avara di vita e ideali. Per dire sì al miracolo che salva il mondo comune dalla sua distruzione e no alle nuove schiavitù. Una firma per “rifare” popolo e politica


“Guardiamo in faccia l’Europa 
e cambiamole i connotati”. 

Luigi Amicone - Pupi Avati - Giuliano Ferrara - Lodovico Festa - Giorgio Israel - Costanza Miriano

Un manifesto per tutti. Sottoscrivete


Cosa c’è di più istruttivo – brutale ma istruttivo –, per misurare l’ampiezza e la profondità della crisi europea, della demografia? Per una comunità umana che guardi e prepari il proprio futuro, i numeri della natalità sono decisivi. È con la carne e il sangue, non con le matrici finanziarie, che si produce, si consuma, si creano posti di lavoro, si pagano le pensioni. Ebbene, la prima brutta notizia è questa: nel nostro continente l’infanzia è diventata una quota marginale della popolazione.

La Germania, nazione con il reddito pro capite e familiare più alto d’Europa, i tassi di disoccupazione più bassi e le prospettive occupazionali migliori, i flussi migratori più consolidati e ancora oggi i più alti, ha il tasso di natalità più basso di tutto il continente e viaggia alla media di duecentomila morti che sopravanzano ogni anno le nascite. Significa qualcosa il fatto che il paese più ricco e più efficiente d’Europa è avaro di vita e di futuro? E l’Italia? Dice qualcosa un paese che sta messo come sta messo e anche in fatto di natalità è da record, ultimo in Europa, davanti solo alla Germania?

Una volta, la filosofa europea Hannah Arendt, ebrea tedesca rifugiata negli Stati Uniti, all’indomani della più orribile delle tragedie della storia, la Shoah, diede parola al miracolo che salva il mondo e, insieme, all’ideale bambino per cui il mondo significa ancora qualcosa:

«Il miracolo che salva il mondo, il dominio delle faccende umane, dalla sua normale, “naturale” rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà dell’azione. È, in altre parole, la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio, l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati. Solo la piena esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le due essenziali caratteristiche dell’esperienza umana che l’antichità greca ignorò completamente. È questa fede e speranza nel mondo che trova forse la sua più gloriosa e stringata espressione nelle poche parole con cui il vangelo annunciò la “lieta novella” dell’avvento: “Un bambino è nato per noi”».

E invece, significa qualcosa che oggi l’Europa non ha quasi altra fede e speranza se non nei cosiddetti “nuovi diritti”? Non c’è caso di relazioni con altri popoli – ad esempio con paesi dell’Est che chiedono di associarsi all’Unione Europea o paesi del terzo mondo che bussano all’Europa per gli aiuti umanitari – in cui diplomazie e Ong europee non si presentino al tavolo negoziale con la premessa che partnership e aiuti sono “condizionati” all’adozione, da parte degli interlocutori, di questa agenda di “nuovi diritti”. Quali? A quale “fede” e quale “speranza” alludono questi “diritti”?


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Estos son los sacrificios humanos de nuestro tiempo.


Defensa de la vida

por Carlota Sedeño Martínez



“Vivimos en una era en la que se define la condición de persona cada vez con más requisitos, de modo que cada vez somos menos los que superamos el listón; en una era que prácticamente ha abjurado de los valores morales, de forma que podemos tratar a las personas como objetos. Sí, el aborto nos ha ayudado a aprender a hacer eso.” El que hizo estas afirmaciones sabía muy bien lo que decía ya que se trata del Dr. Bernard Nathanson que fue director del Centro de Salud Reproductiva y Sexual, entonces, la mayor clínica abortista del mundo. Este ginecólogo de Nueva York practicó a lo largo de los años unos 75.000 abortos. Al desarrollarse la ecografía en la década de los 70, observó un aborto en tiempo real y ello le condujo a reconsiderar todo hasta llegar a ser un defensor de la vida. 

Viajó por muchos países dando conferencias y mostrando un vídeo: “El grito silencioso”. Posteriormente, mostró un documental: “El eclipse de la razón.”


“Yo soy uno de los que ayudaron a marcar el comienzo de esta era de barbarie” fue otra de sus afirmaciones. Desarrolló la “teoría del vector de la vida” en la que explica que, desde el momento de la concepción, existe “una fuerza auto-dirigida de vida que, si no se interrumpe, dará lugar al nacimiento de un bebé humano.” Nathanson se definía a sí mismo como un “ateo judío” y hablaba del tema de la vida y su eliminación desde su experiencia práctica durante años. Realizó el aborto de su propio hijo al quedar embarazada la que entonces era su novia (él había tenido ya dos divorcios). Se negó, entonces, a un nuevo matrimonio y, además, consideró que no se daban las circunstancias socio-económicas necesarias. Dice a este propósito que fue “un egregio ejemplo de la coacción ejercida por los hombres en la tragedia del aborto.”
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Dans le discrédit jeté sur la classe politique, il y a un désir de refondation, l'espoir d'une nouvelle perspective, qui n'a pas encore trouvé de moyen d'expression


La jeunesse est-elle passée à droite?

par Alexandre Devecchio, Eugénie Bastié et Vincent Tremolet de Villers

Analyse du décalage croissant entre la jeunesse de France et les partis politiques. Possibilité d'un renouvellement idéologique à gauche comme à droite. 
François-Xavier Bellamy (maire adjoint de Versailles (sans étiquette), ancien élève de l'Ecole normale supérieure et agrégé de philosophie). 
Gaël Brustier (docteur en sciences-politiques et membre du Parti socialiste, auteur de Voyage au bout de la droite et de La Guerre culturelle aura bien lieu) 

Figarovox: Un certain nombre de signaux témoignent d'un renversement idéologique qui ferait souffler le vent à droite, notamment dans la jeunesse. Gaël Brustier, vous parlez même d'une «domination culturelle» de la droite. N'est-ce pas prématuré?


Gaël Brustier: 

La première chose à noter, c'est l'extraordinaire confusionnisme idéologique de la période. Le cadre de cette confusion date de la fin des Trente Glorieuses où on a vu le consensus social-démocrate s'effriter en Europe. Il y a eu une reconfiguration des gauches et des droites, mais les droites, au sens large, ont bénéficié d'une capacité à donner un sens à l'expérience quotidienne des citoyens supérieure à celle des vieilles social-démocraties ou à la gauche radicale. C'est comme ça que Thatcher émerge et arrive à reconfigurer le conservatisme britannique, à la fois avec de l'ancien, la nostalgie de la grandeur du Royaume Uni, et puis du nouveau: une nouvelle conception de l'organisation sociale. Face à la mutation du monde les gauches sont en véritable crise.

A quoi correspond cette domination culturelle des droites en Europe? 

Je soutiens l'idée que c'est la peur du déclin, l'idée que la société «occidentale» serait menacée qui détermine les paniques morales, véritables moteurs de la reconfiguration du débat public. Il y a une vague droitière en Europe, même si l'on ne peut pas mettre Geert Wilders (leader du parti populiste néerlandais PVV) et la «Manif pour tous» sur le même plan. Pourtant ils correspondent, chacun à leur manière, à des angoisses de populations différentes face à une même idée, celle du déclin supposée de la «civilisation occidentale».

François-Xavier Bellamy: 

Je suis d'accord avec Gaël Brustier pour dire qu'il y a une transformation en profondeur des catégories dans lesquelles se construit la conscience politique contemporaine. 

Il est donc bien difficile de lire la domination de l'une de ces catégories traditionnelles aujourd'hui. On voit bien qu'il se passe quelque chose autour de la catégorie traditionnellement considérée comme de droite ; et cependant la conscience politique nouvelle qui émerge ne se fait pas autour des structures traditionnelles d'expression politique. 

Les partis politiques de droite en Europe, et particulièrement en France, ont du mal à comprendre ce qui est en train de se passer dans la conscience politique de leur électorat. 

Pour reprendre l'expression utilisée par Gaël Brustier, la situation actuelle se caractérise par une forme de «panique morale», une inquiétude qui cristallise cette reconfiguration idéologique. 

Mais je crois qu'elle est d'abord due au fait que les citoyens ont le sentiment que la politique n'a plus de prise sur le réel. Dans ce discrédit jeté sur la classe politique, il n'y a pas seulement de la peur: il y a surtout un désir de refondation, l'espoir d'une nouvelle perspective, qui n'a pas encore trouvé de moyen d'expression - d'où le fait qu'il se caractérise comme inquiétude.

Comment analysez-vous le phénomène Manif pour tous? Est-ce un mai 1968 à l'envers? Le dernier cri d'un monde qui meurt? La naissance d'un Tea party à la française? La reprise en main culturelle de la droite par la rue?

François-Xavier Bellamy: 

Rien de tout cela. Je pense là encore que nous sommes d'accord pour dire qu'on assiste à un phénomène nouveau. La conscience politique qui émerge chez la jeune génération, notamment à droite, reconduit paradoxalement toute une famille de pensée vers une forme d'héritage qui était plutôt lié à la gauche: le refus de l'individualisme, la volonté d'une liberté qui soit accolée à une exigence de responsabilité devant l'avenir, la prise en compte d'une forme d'écologie intégrale authentique et cohérente.

Une autre transformation inédite dans cette nouvelle conscience politique, c'est le primat de l'intellectuel et du culturel, qui étaient là encore, dans les dernières décennies, l'apanage de la conscience politique de gauche. 

Au XXème siècle, les mouvements de gauche avaient compris que les mutations politiques se jouent d'abord sur le terrain culturel ; alors que la droite a toujours cru - du moins une partie de la droite, celle qui est aujourd'hui institutionnellement majoritaire - au primat de l'économie dans la vision politique. De ce point de vue-là, une évolution très profonde est en train de se jouer à droite: à la faveur des récents débats de société, toute une partie de l'opinion prend conscience de l'importance déterminante de l'engagement culturel.
Gaël Brustier:

La Manif pour Tous est un vrai mouvement social, complet qui a ses intellectuels, ses réseaux économiques, ses cadres politiques, ses nouveaux venus et ses activistes. 

Il fait renouer la droite avec la rue, ce qui est déjà arrivé dans l'histoire.

Comment le catégoriser? Il me semble que c'est bien un mouvement de droite: si on regarde les cadres, que ce soit les Veilleurs, les Hommen, tous ces groupes, je n'ai jamais rencontré un électeur de gauche, même si certains ont basculé politiquement. 

Il y a une dimension conservatrice au sens philosophique du terme mais aussi une dimension populiste de contestation des élites (sans que ce soit péjoratif). 

On a aussi une dimension clairement identitaire. 

Cette question du mariage cristallise des paniques morales, des angoisses civilisationnelles. 

On voit que le Front National récupère par exemple la question de la disparition des clochers de France, assez déstabilisante dans beaucoup d'endroits. 

Dans ce mouvement on a des chassés croisés, comme après mai 68 où on a vu des jeunes radicaux devenir maoïstes, et des trotskistes rentrer au PS et devenir des bons sociaux-démocrates, idem là on a observé la radicalisation d'un groupe comme les Hommen et le «recentrage» apparent du Bloc Identitaire qui a refusé de participer à Jour de Colère et opère un mouvement de «respectablisation». 

Une grande centrifugeuse où ce mouvement très vaste voit ses cartes rebattues à chaque instant. Cette angoisse morale est en fait une angoisse face à l'envahissement du marché, on le voit à travers la question de la PMA, la GPA, la marchandisation du vivant ont conduit à construire ce que vous appelez l'écologie humaine.

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La Sindone?:«Data del 33 a.C. con un’incertezza di 250 anni»


«La Sindone? Sono sicuro: è del I secolo»

Domenico Agasso jr 


Intervista a Fanti, che pubblica i risultati di analisi dell’Università di Padova: 

«Grazie a un progetto di ateneo dell’Università di Padova è stato possibile sviluppare metodi alternativi di datazione della Sindone basati sull’analisi meccanica e opto-chimica, dopo ovvie tarature. I risultati di queste analisi hanno prodotto datazioni tutte tra loro compatibili fornendo una data del 33 a.C. con un’incertezza di 250 anni». 

Sindone: primo secolo dopo Cristo!

Lo annuncia Giulio Fanti, professore associato di Misure meccaniche e termiche all’Università di Padova, che pubblica gli esiti del suo lavoro nel volume “La Sindone: primo secolo dopo Cristo!”, scritto insieme a Pierandrea Malfi con approfondimento di Marco Conca (Edizioni Segno, 2014, pagg. 415, 20 euro).

Perché nel titolo quel punto esclamativo?

«Di per sé sarebbe un controsenso, perché le mie datazioni potrebbero essere sbagliate. Ma l’ho messo in risposta a quello che è stato fatto dopo la radiodatazione del 1988, quando gli scienziati hanno dato un risultato “conclusivo”, cioè indiscutibile. Invece nulla è indiscutibile dal punto di vista scientifico. E infatti hanno sbagliato. E oltre a questo gli stessi scienziati si sono fatti fotografare alla lavagna con la data del risultato del metodo radiocarbonico col punto esclamativo. Ecco allora che in risposta a quella fotografia, ho messo anch’io il punto esclamativo: è una provocazione».

La radiodatazione del 1988 decretò la Sindone medievale, lei la definisce non corretta: però non potrebbero essere errate anche le sue nuove datazioni?

«Sappiamo che la radiodatazione del 1988 ha sbagliato: è dimostrato anche da diversi articoli pubblicati su riviste italiane ed estere: non ha considerato un effetto sistematico fondamentale, probabilmente un fenomeno ambientale come un incendio, di cui oggi non siamo a conoscenza. Dopo le analisi del 1978 e 1988 la Sindone è stata esposta al timolo, un battericida molto forte che però altera la percentuale di carbonio 14 soprattutto su tessuti antichi; quindi dal punto di vista chimico si sa che se oggi venisse radiodatata di nuovo ci sarebbe l’effetto dell’esposizione al timolo. Lo dico non per criticare quello che è stato fatto, però ciò che viene fuori è che nel giro di venti o trent’anni la Sindone può essere ringiovanita. E alla luce di quello che è successo in questi decenni, chi ci può dire che nel I millennio d.C. la Sindone non sia stata conservata con qualche conservante che ha influito notevolmente? Oggi come oggi quindi noi sappiamo che il carbonio 14 sulla Sindone ha dato grossi problemi con un effetto sistematico. Ecco perché allora abbiamo eseguito queste datazioni alternative: io le ho fatte a livello più scientifico con l’appoggio dell’Università, ma già qualche anno fa il chimico americano Ray Rogers aveva realizzato un’analisi che ha definito la Sindone come più antica del medioevo. Io presento tre metodi indipendenti che danno risultati coerenti tra di loro: tutti collocano la Sindone a molto tempo prima del medioevo, addirittura intorno al I secolo. Dunque abbiamo cinque metodi: quello del carbonio 14, i tre miei e quello di Rogers. Potremmo avere sbagliato anche noi, però con quattro metodi diversi e indipendenti che hanno gli stessi risultati, chi è che può avere ragione? Fintantoché non verrà fuori – e io sono convinto che non verrà fuori – che tutti noi abbiamo sbagliato, allora diventa più attendibile quella del I secolo, coerente con l’epoca in cui Gesù di Nazareth visse in Palestina. Adesso aspetto i commenti dei vari scienziati, che per il momento sono positivi: ho avuto solo conferme e nessuna contrarietà».

Ma chi è l’uomo della Sindone?

«Se rimaniamo nell’ambito scientifico non si può dare un nome. Però è interessante che tutti gli indizi – e sono centinaia - in riferimento a una Certa persona corrispondono. Per esempio i romani hanno crocifisso decine di migliaia di persone, e dunque potrebbe essere uno di questi l’uomo: e invece no, perché la crocifissione dell’uomo del Sacro Telo è stata molto particolare, ed è difficile che altre avessero caratteristiche di questo tipo: c’è la corona di spine; e poi in genere la crocifissione veniva data come pena a se stante, ma nel caso di Gesù era un’altra: è stato flagellato, perché Ponzio Pilato voleva dargli un castigo severo ma poi liberarlo, e invece avviene un doppio castigo, e in una situazione “normale” la flagellazione non avrebbe senso con una crocifissione successiva. E come questi ci sono tanti altri indizi: una persona per non credere deve mettere tutta la volontà».

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La Manif Pour Tous (LMPT) - un vivier dans lequel la droite puise pour les conquêtes électorales de demain


La génération Manif pour tous
débarque en politique






"Avec le mariage gay, on forme des bataillons de jeunes de droite qui vont militer contre nous pendant cinq ans. Les mouvements sociaux font de très bons militants." Voilà ce que confiait au Point.fr un ministre de François Hollande en mai 2013. 
Après s'être éveillés à la politique en 2013, de nombreux jeunes portent les couleurs de l'UMP, du PCD ou du FN pour les élections municipales et européennes.



Neuf mois plus tard,le mouvement de la Manif pour tous est en effet en passe de devenir un vivier dans lequel la droite puise pour les conquêtes électorales de demain. "Ce mouvement de colère s'est bien converti en militantisme politique", confirment aujourd'hui plusieurs cadres politiques. Nous avons été à la rencontre de certains d'entre eux.

  • Ils s'appellent Sébastien, Pierre ou Isabelle. 
  • À l'automne 2012, ils formaient les bataillons de bénévoles disponibles sept jours sur sept et 24 heures sur 24 pour organiser les Manifs pour tous, sous l'égide de Frigide Barjot puis de Ludovine de la Rochère. 
  • Ils sont étudiants, jeunes professionnels, plutôt catholiques et de droite. 
  • Ils se sont sentis "méprisés" par François Hollande qui a fait de la loi sur le mariage gay son cheval de bataille, coûte que coûte. 
  • Alors une fois la loi votée, au lieu de rester attentistes, plantés devant leur télévision à regarder le cours de l'histoire s'écrire sans eux, ils ont décidé de se lancer en politique.

"Faire bouger les lignes de l'UMP"


"Ces manifs m'ont fait prendre conscience que j'avais un rôle politique à jouer. Pourquoi laisser notre place à d'autres ? Si nous n'avons pas infléchi le processus législatif, c'est parce que nous avions de trop faibles relais au Parlement", explique Sébastien Pilard, un Nantais de 34 ans. Résultat, ce père de famille est candidat en 22e position sur la liste UMP de Nantes. Il est aussi à l'origine de l'initiative de Sens Commun, une association membre de l'UMP lancée avec des ex de la Manif pour tous. "Sens Commun existe pour faire bouger les lignes de l'UMP, non pas pour accompagner le mouvement tel qu'il est aujourd'hui", explique Pilard. Analyste financier de 29 ans, Aymeric Lockhart est sur la même longueur d'onde. Cet encarté de Sens Commun milite pour Brigitte Kuster, candidate à la mairie du 17e arrondissement de Paris. "Je n'envisage pas de devenir un professionnel de la politique", précise-t-il toutefois, s'imaginant davantage dans le costume de ces conseillers techniques discrets mais influents.

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