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domingo, 16 de agosto de 2015

Intervista all’attrice che ci racconta il suo percorso. Dal successo all’aborto, dall’infelicità al perdono.


Beatrice Fazi, storia di una conversione «fatta di piccoli passi, perché Dio ci dà tempo per abituarci»



di Benedetta Frigerio
Intervista all’attrice che ci racconta il suo percorso. Dal successo all’aborto, dall’infelicità al perdono. «Chi molla nelle difficoltà non sa cosa si perde»

Beatrice Fazi, il volto noto della tv, entrato nelle case degli italiani con il nome di Melina, la filippina della serie televisiva “Un medico in famiglia”, è una che già a tre anni sapeva che cosa voleva dalla vita: «Volevo fare l’attrice, ce la misi tutta e così fu». E in effetti, l’ambiziosa ragazzina trasferitasi a Roma subito dopo le superiori per coronare il suo sogno ottenne esattamente tutto ciò che sperava, tranne una cosa: «La felicità, che non raggiungevo mai». Fu questo il pertugio dove Dio si infilò per riportarla a casa. Beatrice ha ripercorso con tempi.it la sua vicenda, che ha raccontato anche nel libro in Un cuore nuovo. Dal male di vivere alla gioia della fede (Piemme, 2015).

IL SUCCESSO E L’ABORTO. Per seguire i suoi sogni, Beatrice lasciò la natia Salerno appena maggiorenne. Dopo qualche esperienza teatrale «divenni famosa partecipando al programma Macao». Sono questi gli anni d’oro dell’aspirante attrice, che già giovanissima frequenta i vip della capitale. Eppure proprio in quel momento «mi provocai una ferita che non si è ancora rimarginata: a 20 anni abortii, convinta che fosse giusto, dato che le amiche di allora mi dicevano che mio figlio era un grumo di cellule. L’uomo che mi aveva messa incinta mi lasciò sola».

L’interruzione di gravidanza e il divorzio dei genitori furono fattori che la allontanarono sempre di più dalla religione e dalla fede: «Pensavo alla religione come a una favola. Quando ero piccola i miei ci portavano a Messa e dicevamo il rosario tutti i giorni, ma poi casa mia divenne invivibile: stavo male con mamma, papà e i fratelli. Cominciai così a professarmi anticlericale, favorevole a uno stato laico e all’autodeterminazione. Marciavo per i diritti della donna e la difesa della legge 194».

L’attrice descrive la sua come «una scelta scientifica di abbattere ogni limite», ma più i limiti «si infrangevano e passavo di idolo in idolo, più ero disperata: una volta ottenuto il lavoro, la casa, l’amore, la forma fisica sperati avvertivo un senso di vuoto enorme: ero una persona edonista, egoista e incentrata solo su me stessa, quindi disperata».

PICCOLI PASSI. Beatrice cercò una risposta al suo disagio nel buddismo prima e nella psicologia poi. Ma nessuna di quelle strade si rivelò soddisfacente e così «tornai a Salerno come per rinascere, come ricercando l’utero materno». Anche qui, nuove delusioni la spinsero a ritrasferirsi a Roma, «ripartendo da zero.
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