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lunes, 1 de febrero de 2016
Vogliamo solo sperare che chi ha guidato il Family Day sia ora abbastanza accorto da capire con chi ha a che fare
E ora vietato "vendere" questo popolo
di Riccardo Cascioli
Per quanto sia stato faticoso organizzare e partecipare a un Family Day, questo è ancora niente rispetto a ciò che si prepara per il popolo della famiglia. Perché se c’è una cosa che dalle reazioni e commenti emerge in modo molto chiaro è che questo popolo ha contro tutto il potere: da quello economico a quello politico, fino – purtroppo – a quello ecclesiastico.
Cominciamo da quest’ultimo: sappiamo già i movimenti degli ultimi dieci giorni da parte dei vertici della Conferenza episcopale per mettere la sordina a questa manifestazione, cercando di metterci il cappello sopra e facendola passare per una innocua festa della famiglia. Si è trattato di una ingerenza che è arrivata a cercare di impedire che dal palco del Circo Massimo parlassero i membri del comitato organizzatore. Tentativi a cui alla fine si è resistito non senza qualche difficoltà. E il messaggio dal palco e dalla piazza è arrivato inequivocabile: no al ddl Cirinnà senza se e senza ma, e avvertimento al presidente del Consiglio Matteo Renzi (“Renzi, ci ricorderemo”, il cartello più fotografato).
Ieri l’editoriale del direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, a prima vista sembrava una sorta di conversione sulla via del Circo Massimo per i toni super-elogiativi del Family Day e per l’invito perentorio ai politici di tener conto di questa piazza. Ma già nello stesso editoriale si nascondeva l’arcano (il popolo, secondo Tarquinio, chiede di trattare in modo diverso i diversi tipi di relazione) che poi risultava evidente nelle pagine dedicate all’evento. La linea impressa dalla CEI è chiara: usare il Family Day per ottenere da Renzi quelle concessioni su stepchild adoption e definizione delle unioni civili per cui non sono bastate le cene di monsignor Nunzio Galantino (segretario CEI) con l’onorevole Cirinnà (relatrice del disegno di legge). L’obiettivo è arrivare a una legge sulle unioni civili che le tenga ben distinte dalla famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donnae che eviti l’adozione. In altre parole la CEI vuole i DICO contro cui aveva combattuto otto anni fa.
Basta guardare i titoli della prima pagina per rendersene subito conto: non un accenno ai ripetuti cori della piazza contro il ddl Cirinnà, di cui si è chiesto il ritiro definitivo. Titolo di prima pagina: “Sì alla famiglia, sì al buon diritto” (guai a dire no a qualcosa, sarebbe come costruire un muro). E che sarà mai il “buon diritto”? Lo si capisce dall’occhiello, dove si spiega che dal Circo Massimo è venuto un «forte appello a rivedere il ddl unioni civili» con «stralcio della stepchild». Rivedere, non cancellare; uno stralcio, vale a dire che il resto va bene. Spudorate menzogne, ovviamente.
E all’interno è ancora peggio: nella pagina dedicata alla cronaca dal palco si titola «Siamo con l’Italia, non un popolo contro». Cioè al Circo Massimo ci sarebbe stato un popolo di rincoglioniti che si sobbarca sacrifici enormi per arrivare a Roma e dire una frase senza senso: «siamo con l’Italia». E con chi dovremmo essere, con la Francia?. E in quella successiva, vista dal basso, ecco il titolo: «La piazza fa eco al palco: quel testo è da riscrivere». La Pravda dei tempi d’oro del comunismo sovietico ci fa un baffo a questi clerico-pennivendoli.
Se non bastasse, ecco anche l’intervista di monsignor Franco Semeraro, vescovo di Albano, al Corriere della Sera. Semeraro non è una voce qualsiasi: viene presentato dal Corriere come uno degli uomini più vicini al Papa, essendo stato nominato segretario del Consiglio dei 9 cardinali e poi chiamato nella commissione per la relazione finale del Sinodo sulla famiglia.
Ebbene, monsignor Semeraro non ha neanche cercato di mascherare l’obiettivo. Sul Circo Massimo afferma: «Il rischio è sempre quello di contrapporsi anziché proporre. Ma mi pare che le cose non siano andate così. Ho notato che negli interventi si è molto insistito sul problema delle adozioni, più che sulle unioni civili, semmai sul fatto che sia inaccettabile equipararle al matrimonio tra uomo e donna». Davvero? E chi gliel’ha detto? Sicuro che in tv stesse seguendo il Family Day? Anche il Corriere nella sua cronaca diceva il contrario.
Ma tant’è, la realtà è diventata un optional, perché l’importante è dare la linea. Così sulle unioni civili risponde: «Ritengo legittimo, per una società, trovare forme di garanzia. In linea di principio, non ho obiezioni al fatto che sotto il profilo pubblico si dia consistenza giuridica a queste unioni. Mi sembra che la reazione riguardi il tema della generatività, le adozioni, non il riconoscimento pubblico delle unioni. L’importante è che non vengano assimilate alla realtà del matrimonio».
Ecco qua, care famiglie: non contate sul potere ecclesiastico, che si è già messo d’accordo con il potere politico. Chi l’ha capito bene è il leader del Nuovo Centrodestra, Angiolino Alfano, che se ne guarda bene dal fare l’unica cosa che potrebbe veramente affossare il ddl Cirinnà: uscire dal governo. Al contrario, rassicura il governo: faccia pure quel che vuole, noi magari non votiamo neanche contro (leggasi l’intervista del neo-ministro Enrico Costa ad Avvenire), al massimo dopo faremo un referendum se non si arriva al fatidico compromesso. Un referendum? Con un partito che non troverà neanche le firme per presentarsi alle elezioni? Ma per chi ci ha presi?
E intanto incassa un mazzetto di poltrone che Renzi, perfidamente, annuncia ad Alfano Iscariota alla vigilia del Family Day, così che appaia evidente come stanno le cose. Vogliamo solo sperare che chi ha guidato il Family Day sia ora abbastanza accorto da capire con chi ha a che fare e non si lasci ingannare da questi volponi che pensano soltanto alla loro sopravvivenza politica, e chi se ne frega delle famiglie e dell’Italia. «Ci ricorderemo di Renzi», diceva un manifesto. Ma ci ricorderemo anche di Alfano. E di tutti quelli che venderanno il popolo della famiglia al miglior offerente.
www.lanuovabq.it
Cuando la Iglesia necesita reforma, siempre surgen en ella dos modelos de reformadores: el hereje y el santo.
El errado camino de Martín Lutero
http://videos.religionenlibertad.com/video/hyiDxeMyoM/El-errado-camino-de-Martin-Lutero
Cuando la Iglesia necesita reforma, siempre surgen en ella dos modelos de reformadores: el hereje y el santo.
El padre Santiago Martín explica cómo surgieron ambos en dos momentos muy concretos de la Historia, el siglo XIII y en el siglo XVI.
Alerta por el "perfil bajo" del catolicismo Alerta del "perfil bajo" del catolicismo en Europa
Hadjadj: «Los católicos tenemos que encontrar una cierta virilidad en el anuncio del Evangelio»
JL / ReL
El filósofo Fabrice Hadjadj cree que la maternidad es la primera línea de defensa contra la deshumanización tecnocrática... gracias a las madres los niños se gestan, no se producen
Fabrice Hadjadj es un filósofo francés y uno de los grandes intelectuales católicos de nuestro tiempo. Una de sus características principales es la claridad en sus exposiciones, lo que le hace no tener pelos en la lengua a la hora de hacer un análisis de la situación de la Iglesia, de los católicos y del mundo de hoy.
Y así lo ha manifestado en una entrevista en Famille Chretienne donde repasa desde el yihadismo, la juventud musulmana que vive en Francia así como la respuesta que puede dar Europa ante esta situación y la secularización que vive el continente.
El perfil bajo del catolicismo
Hadjadj asegura que el catolicismo ha ido perdiendo terreno en Francia y no ha estado presente entre tantos jóvenes que han acabado abrazando el islam o movimientos evangélicos al buscar respuestas a su vida porque “los católicos han estado demasiado tiempo a la defensiva”.
En su opinión, el catolicismo ha optado durante demasiado tiempo por un “perfil bajo” como si hubiera olvidado la cita del Evangelio que habla de no esconder la lámpara debajo de la mesa, como si hubiera existido “una especie de vergüenza”.
Por todo ello, el filósofo francés apuesta por “encontrar una cierta virilidad en el anuncio del Evangelio”. Y lo justifica afirmando que “Cristo es el Cordero, pero también es el León de Judá, el cristiano es el hermano universal pero también es un buen soldado de Jesús”.
Los católicos, llamados a hacer "cosas grandes"
Además, cita a Santo Tomás de Aquino y dice que la humildad debe llevar al católico a la “magnanimidad”, es decir, “la grandeza del alma que nos hace avanzar hacia cosas grandes y difíciles, porque eso es lo que es digno de un hijo de Dios”.
Del mismo modo, sobre qué respuestas dar a tantos jóvenes franceses que viven en guettos y que no conocen a Dios y se dejan llevar por corrientes fundamentalistas, Fabrice Hadjadj cita dos textos del Papa Francisco, la Evangelii Gaudium y Laudato Si´.
El filósofo recuerda las palabras de Francisco de que ni la evangelización ni la santidad son especialidades. Por ello, si debido a la Providencia a la persona le toca nacer en un tiempo y en un país concreto, la misión que Dios da a cada uno cuenta ya con las limitaciones y debilidades que ello pueda conllevar. Pero todos están llamados a la misión, cada uno en sus circunstancias.
Fabrice Hadjadj, que fue ateo y nihilista, es también uno de los grandes defensores de la familia cristiana. De familia judía de izquierda radical, él era ateo y nihilista...hasta que empezó a leer la Biblia para burlarse de ella... y encontró una gran sabiduría. A partir de ahí su vida cambió por completo y le llevó a ser el intelectual que todos conocemos hoy.
Fuente: www.religionenlibertad.com
« Une révolution est toujours le fruit du travail implacable de ceux qui, dans l'ombre, tirent les ficelles. »
Source: lesalonbeige.blogs.com
« Une révolution est toujours le fruit du travail implacable de ceux qui, dans l'ombre, tirent les ficelles. »
Voici le commentaire du livre Marie Antoinette et le complot maçonnique de Louis Dasté, lecture que recommandait Ferdinand Céline pour bien comprendre comment est arrivée la révolution.
Livre, que l'on peut facilement trouver ici :
http://www.balderexlibris.com/index.php?post/2012/06/10/Daste-Louis-Marie-Antoinette-et-le-Complot-Maconnique
En voici les premières pages… :
« Au XVIIIe siècle, la Foi catholique et la France furent ensemble comme incarnées dans un être représentatif au plus haut degré : fille des Césars catholiques d'Autriche et femme du Roi Très-Chrétien, Marie-Antoinette eut ce douloureux honneur. Elle l'a porté au comble par son martyre sur l'échafaud. Et vingt ans auparavant, elle était l'idole de la France !
Qui avait changé l'âme des Français ? Qui avait transformé les Français catholiques en blasphémateurs et sacrilèges ? Les Français amoureusement fidèles à leur dynastie séculaire en régicides ?
Le but de ce livre est de montrer que l'agent de ces œuvres de mort fut la Franc-maçonnerie. Lors de l'avènement de Louis XVI et de Marie-Antoinette, le peuple de France idolâtrait ses jeunes souverains. La Reine surtout avait touché son cœur. Le 11 septembre 1774, Mercy-Argenteau, ambassadeur d'Autriche, écrivait à l'impératrice Marie-Thérèse, mère de Marie-Antoinette, une lettre où nous lisons: Il n'y a pas eu, dans la conduite de la Reine, la moindre nuance qui n'ait porté l'empreinte de l'âme la plus vertueuse... Personne n'est plus convaincu de cette vérité que le Roi... Les grandes et vraiment rares qualités de la Reine ne sont pas moins connues du public ; elle en est adorée avec un enthousiasme qui ne s'est jamais démenti. (Lettre de Mercy-Argenteau à Marie-Thérèse, le 11 septembre 1774. - Correspondance secrète... publiée par A. d'Arneth et A. Geffroy, Paris, 1874, t. II, p. 232.) Le 8 juin 1773 avait eu lieu l'entrée solennelle de Louis XVI, encore Dauphin, dans la ville de Paris, avec la Dauphine. L'enthousiasme de la foule allait au délire. Les maisons étaient en fleurs, les chapeaux volaient dans les airs. Des acclamations ininterrompues : « Vive Monseigneur le Dauphin ! Vive Madame la Dauphine !» se répétaient en mille échos. « Madame, disait le duc de Brissac, vous avez là deux cent mille amoureux ». Marie-Antoinette voulut descendre dans les jardins, se mêler directement à la foule, remercier de plus près, serrer les mains qui se tendaient à elle. Et elle écrit à sa mère une lettre où bat son cœur « ... Ce qui m'a touchée le plus, c'est la tendresse et l'empressement de ce pauvre peuple qui, malgré les impôts dont il est accablé, était transporté de joie de nous voir... Au retour, nous sommes montés sur une terrasse découverte. Je ne puis vous dire, ma chère maman, les transports de joie, d'affection, qu'on nous a témoignés dans ce moment... » (M. FUNCKBRENTANO, L'Affaire du Collier, 6e édit., pp. 51, 52.). Vingt ans après, en 1793, ce n'est plus d'amour mais de haine que la France parait enivrée. Avant d'être menée à l'échafaud dans la charrette, « cette bière des vivants », la Reine écrivit à Mme Élisabeth, sa belle-sœur, une lettre aussi admirable que navrante. En voici le début : « Ce 16 octobre, à quatre heures et demie du matin, C'est à vous, ma sœur, que j'écris pour la dernière fois. Je viens d'être condamnée, non à une mort honteuse, elle ne l'est que pour les criminels, mais à aller rejoindre votre frère. Comme lui innocente, j'espère montrer la même fermeté que lui dans ses derniers moments. Je suis calme, comme on l'est quand la conscience ne reproche rien. J'ai un profond regret d'abandonner mes pauvres enfants... Et vous, ma bonne et tendre sœur, vous qui avez, par votre amitié, tout sacrifié pour être avec nous, dans quelle position je vous laisse ! J'ai appris, par le plaidoyer même du procès, que ma fille était séparée de vous. Hélas ! La pauvre enfant, je n'ose pas lui écrire ; elle ne recevrait pas ma lettre, je ne sais même pas si celle-ci vous parviendra. Recevez pour eux deux, ici, ma bénédiction. Qu'ils pensent, tous deux, continuait la Reine, à ce que je n'ai cessé de leur inspirer : que les principes et l'exécution exacte de ses devoirs sont la première base de la vie. Après la parole divine du Christ pardonnant à ses bourreaux du haut de la croix où ils viennent de le clouer, il est peu de paroles humaines qui, puissent venir en parallèle avec cette suprême adjuration de Marie-Antoinette : Que mon fils n'oublie jamais les derniers mots de son père, que je lui répète expressément : qu'il ne cherche jamais à venger notre mort » (Lettre citée par Mme la comtesse d'Armaillé : Madame Elisabeth, Paris, 1886, pp. 443, 444,445.)
La noble femme capable, au pied de l'échafaud, de pousser la générosité d'âme jusqu'à cet héroïsme qui l'élève au-dessus de l'humanité, c'est la même femme que l'exécrable Maçonnerie s'est efforcée de salir, jusqu'à ses derniers moments, par des pamphlets regorgeant de calomnies odieuses, afin de souiller avec elle la Monarchie française, tout en l'assassinant. Après la Reine-Martyre, envisageons la France, la Nation-Martyre frappée, elle aussi, par la Maçonnerie. Au commencement du XVIIIe siècle, la France était encore attachée avec ferveur à ses traditions religieuses et politiques. A la fin du même siècle, elle rompt - ou plutôt une influence cachée la fait rompre - avec toutes ses traditions à la fois. Quelle est cette influence ? Toujours celle de la Maçonnerie. Or, dès 1791, un admirable prêtre, l'abbé Le Franc, osa l'écrire. Un an plus tard, le 2 septembre 1792, à l'abbaye de Saint-Germain-des- Prés, il paya de son sang le courage d'avoir dénoncé la Maçonnerie comme la mère de la Révolution, alors déjà toute souillée de crimes. Les tueurs au service du Pouvoir Occulte n'eurent garde de laisser échapper aux massacres maçonniques de Septembre ce voyant, qui, arrachant leurs masques aux meneurs révolutionnaires, venait de mettre en lumière leurs faces de Francs-Maçons. Ecoutons donc avec respect les paroles de l'abbé Le Franc : c'est pour les avoir dites qu'il est mort.
« L'Europe (écrivait-il en 1791) est étonnée du changement qui s'est opéré dans nos mœurs. Autrefois, on ne reprochait à un Français que sa gaieté, sa frivolité. Aujourd'hui qu'il est devenu sanguinaire, on l'a en horreur... Qui l'a rendu farouche, toujours prêt à attenter à la vie de ses semblables et à se repaître de l'image de la mort ? Le dirai-je et m'en croira-t-on ? C'est la Franc-maçonnerie !... C'est à l'ombre de l'inviolable secret qu'elle fait jurer à ses initiés, qu'elle a donné des leçons de meurtre, d'assassinat, d'incendie et de cruauté... » (Le Voile levé... ou le Secret de la Révolution révélé à l'aide de la Franc-maçonnerie, pp. 67, 68.)
Longtemps la Maçonnerie a fait l'impossible pour effacer, sur le fumier sanglant de 89 et de 93, ses traces criminelles. Mais, aujourd'hui, mentir là-dessus serait peine perdue pour elle. La vérité se fait plus claire chaque jour et, par un enchaînement de textes écrasants, nous allons prouver à quel point l'abbé Le Franc avait dit vrai. Oui, en toute réalité, durant plus d'un demi-siècle, les Francs-maçons ont secrètement creusé la mine dont l'explosion a jeté bas l'ancienne France en 89. Nous ne pouvons ici traiter en quelques mots l'immense question de l'origine de la Maçonnerie. Disons simplement que, quels que fussent ses créateurs, la Maçonnerie était dès le commencement l'ennemie mortelle de la Foi chrétienne, de l'ordre chrétien, de la civilisation chrétienne tout entière. Introduction de la Maçonnerie en France. La Première Encyclique contre la Secte. D'Angleterre où les Rose-Croix judaïsant et kabbalistes l'avaient greffée sur les vieilles corporations d'ouvriers maçons, la Franc-maçonnerie s'introduisit en Europe, partout à la fois, de 1725 à 1730. Dès 1735, un article du code primitif des Francs-maçons révolta, par son audacieux esprit révolutionnaire, d'honnêtes magistrats de Hollande : les premiers, ces protestants proscrivirent la Maçonnerie. Mais celle-ci fit un retour offensif et triompha des premières résistances, en Hollande comme ailleurs. Deux ans après, en 1737, le Premier Ministre de Louis XV était le cardinal de Fleury : sa clairvoyance touchant la Maçonnerie a fait de lui la bête noire des menteurs professionnels chargés de falsifier notre Histoire. Après une minutieuse enquête, le Cardinal acquit la même conviction qui avait armé les magistrats hollandais contre la Maçonnerie antichrétienne et révolutionnaire. Il donna des ordres sévères contre les Loges qui déjà pullulaient en France. L'année suivante, en 1738, le Pape Clément XII avait été renseigné par le cardinal de Fleury et sans doute aussi de bien d'autres côtés pour l'Europe entière. Sans tarder, le Pape lança la première des Encycliques que Rome ait opposées au fléau maçonnique. Comme toutes celles qui l'ont suivie, cette Bulle a stigmatisé dans la Maçonnerie ce double caractère : de viser à détruire en même temps l'Église de Dieu et les sociétés politiques basées sur le Christianisme. Mais tout était conjuré pour empêcher la France d'écouter les cris d'alarme du Pape et du Premier Ministre de Louis XV. Les tendances gallicanes et l'hérésie janséniste (reliées par de secrètes accointances) arrêtaient aux frontières de France la parole du Pape et faisaient méconnaître le bien fondé des angoisses que lui causait le péril maçonnique. La Maçonnerie profita de ces déplorables dispositions de l'esprit public : elle sema des brochures faites avec un art infernal pour attirer dans ses pièges les hommes de bonne foi ; elle commença par y prêcher la fameuse tolérance, masque menteur de l'intolérance la plus fanatique. Bref la Maçonnerie, dès son entrée en France, apprit aux Français à détester le Catholicisme parce qu'intolérant, disait-elle. En 1743, le cardinal de Fleury meurt. Nous verrons bientôt par quels aveugles fut remplacé au pouvoir le premier et le dernier ministre anti-maçon qu'aient eu Louis XV et Louis XVI. On peut dire que depuis la mort du cardinal de Fleury, la Royauté française fut soumise chaque jour davantage à l'influence de la Maçonnerie, qui va s'imposer à elle, chaque jour plus forte, jusqu'à la chute, cinquante ans plus tard, dans le sang de Louis XVI et de Marie- Antoinette. Mais quels ressorts furent mis en jeu par la Maçonnerie pour arriver à son but ? Le Mensonge, Arme Principale de la Maçonnerie. L'histoire de l'action maçonnique sous Louis XV et Louis XVI tient dans ce mot : le Mensonge. Il faudrait un volume pour décrire comme ils le méritent les chefs-d'œuvre d'imposture du F*** de la Tierce, le menteur en chef de la Maçonnerie en France à cette époque. Or, le F*** de la Tierce les a publiés immédiatement après que le pape Clément XII et le cardinal de Fleury eurent dénoncé le péril maçonnique, - tout comme le F*** Taxil a bâti son édifice d'imposture immédiatement après que le pape Léon XIII eut à nouveau dénoncé le péril maçonnique. Instruits par l'expérience, les FF*** de la Tierce et consorts effacèrent dans le code des Loges ce qui avait dès l'abord effrayé la protestante Hollande. Avec persévérance, ils travaillèrent à persuader aux honnêtes Français attirés dans les Loges que la Maçonnerie ne rêvait d'accomplir « aucune Révolution ». C'est imprimé en toutes lettres dans l'ouvrage du F*** de la Tierce dont la première édition parut peu de mois avant la mort du cardinal de Fleury. Ceci, imprimé cinquante-sept ans avant la prise de la Bastille, est bien la preuve que le Pape et le cardinal de Fleury n'avaient que trop raison de voir dans la Maçonnerie la source de torrents de maux ! « Nous ne fomentons aucune Révolution », disaient les Tartufes des Loges. Mensonge ! « Nous sommes de zélés et fidèles chrétiens. Voyez plutôt : dans les églises, nous faisons chanter des messes solennelles», disaient-ils encore. Sacrilège ! « Nous portons les lys de France dans le cœur !» ajoutaient-ils. Et leur but était de rougir de sang royal la blancheur des lys ! Toujours le Mensonge ! ... »
http://www.balderexlibris.com/index.php?post/2012/06/10/Daste-Louis-Marie-Antoinette-et-le-Complot-Maconnique
En voici les premières pages… :
« Au XVIIIe siècle, la Foi catholique et la France furent ensemble comme incarnées dans un être représentatif au plus haut degré : fille des Césars catholiques d'Autriche et femme du Roi Très-Chrétien, Marie-Antoinette eut ce douloureux honneur. Elle l'a porté au comble par son martyre sur l'échafaud. Et vingt ans auparavant, elle était l'idole de la France !
Qui avait changé l'âme des Français ? Qui avait transformé les Français catholiques en blasphémateurs et sacrilèges ? Les Français amoureusement fidèles à leur dynastie séculaire en régicides ?
Le but de ce livre est de montrer que l'agent de ces œuvres de mort fut la Franc-maçonnerie. Lors de l'avènement de Louis XVI et de Marie-Antoinette, le peuple de France idolâtrait ses jeunes souverains. La Reine surtout avait touché son cœur. Le 11 septembre 1774, Mercy-Argenteau, ambassadeur d'Autriche, écrivait à l'impératrice Marie-Thérèse, mère de Marie-Antoinette, une lettre où nous lisons: Il n'y a pas eu, dans la conduite de la Reine, la moindre nuance qui n'ait porté l'empreinte de l'âme la plus vertueuse... Personne n'est plus convaincu de cette vérité que le Roi... Les grandes et vraiment rares qualités de la Reine ne sont pas moins connues du public ; elle en est adorée avec un enthousiasme qui ne s'est jamais démenti. (Lettre de Mercy-Argenteau à Marie-Thérèse, le 11 septembre 1774. - Correspondance secrète... publiée par A. d'Arneth et A. Geffroy, Paris, 1874, t. II, p. 232.) Le 8 juin 1773 avait eu lieu l'entrée solennelle de Louis XVI, encore Dauphin, dans la ville de Paris, avec la Dauphine. L'enthousiasme de la foule allait au délire. Les maisons étaient en fleurs, les chapeaux volaient dans les airs. Des acclamations ininterrompues : « Vive Monseigneur le Dauphin ! Vive Madame la Dauphine !» se répétaient en mille échos. « Madame, disait le duc de Brissac, vous avez là deux cent mille amoureux ». Marie-Antoinette voulut descendre dans les jardins, se mêler directement à la foule, remercier de plus près, serrer les mains qui se tendaient à elle. Et elle écrit à sa mère une lettre où bat son cœur « ... Ce qui m'a touchée le plus, c'est la tendresse et l'empressement de ce pauvre peuple qui, malgré les impôts dont il est accablé, était transporté de joie de nous voir... Au retour, nous sommes montés sur une terrasse découverte. Je ne puis vous dire, ma chère maman, les transports de joie, d'affection, qu'on nous a témoignés dans ce moment... » (M. FUNCKBRENTANO, L'Affaire du Collier, 6e édit., pp. 51, 52.). Vingt ans après, en 1793, ce n'est plus d'amour mais de haine que la France parait enivrée. Avant d'être menée à l'échafaud dans la charrette, « cette bière des vivants », la Reine écrivit à Mme Élisabeth, sa belle-sœur, une lettre aussi admirable que navrante. En voici le début : « Ce 16 octobre, à quatre heures et demie du matin, C'est à vous, ma sœur, que j'écris pour la dernière fois. Je viens d'être condamnée, non à une mort honteuse, elle ne l'est que pour les criminels, mais à aller rejoindre votre frère. Comme lui innocente, j'espère montrer la même fermeté que lui dans ses derniers moments. Je suis calme, comme on l'est quand la conscience ne reproche rien. J'ai un profond regret d'abandonner mes pauvres enfants... Et vous, ma bonne et tendre sœur, vous qui avez, par votre amitié, tout sacrifié pour être avec nous, dans quelle position je vous laisse ! J'ai appris, par le plaidoyer même du procès, que ma fille était séparée de vous. Hélas ! La pauvre enfant, je n'ose pas lui écrire ; elle ne recevrait pas ma lettre, je ne sais même pas si celle-ci vous parviendra. Recevez pour eux deux, ici, ma bénédiction. Qu'ils pensent, tous deux, continuait la Reine, à ce que je n'ai cessé de leur inspirer : que les principes et l'exécution exacte de ses devoirs sont la première base de la vie. Après la parole divine du Christ pardonnant à ses bourreaux du haut de la croix où ils viennent de le clouer, il est peu de paroles humaines qui, puissent venir en parallèle avec cette suprême adjuration de Marie-Antoinette : Que mon fils n'oublie jamais les derniers mots de son père, que je lui répète expressément : qu'il ne cherche jamais à venger notre mort » (Lettre citée par Mme la comtesse d'Armaillé : Madame Elisabeth, Paris, 1886, pp. 443, 444,445.)
La noble femme capable, au pied de l'échafaud, de pousser la générosité d'âme jusqu'à cet héroïsme qui l'élève au-dessus de l'humanité, c'est la même femme que l'exécrable Maçonnerie s'est efforcée de salir, jusqu'à ses derniers moments, par des pamphlets regorgeant de calomnies odieuses, afin de souiller avec elle la Monarchie française, tout en l'assassinant. Après la Reine-Martyre, envisageons la France, la Nation-Martyre frappée, elle aussi, par la Maçonnerie. Au commencement du XVIIIe siècle, la France était encore attachée avec ferveur à ses traditions religieuses et politiques. A la fin du même siècle, elle rompt - ou plutôt une influence cachée la fait rompre - avec toutes ses traditions à la fois. Quelle est cette influence ? Toujours celle de la Maçonnerie. Or, dès 1791, un admirable prêtre, l'abbé Le Franc, osa l'écrire. Un an plus tard, le 2 septembre 1792, à l'abbaye de Saint-Germain-des- Prés, il paya de son sang le courage d'avoir dénoncé la Maçonnerie comme la mère de la Révolution, alors déjà toute souillée de crimes. Les tueurs au service du Pouvoir Occulte n'eurent garde de laisser échapper aux massacres maçonniques de Septembre ce voyant, qui, arrachant leurs masques aux meneurs révolutionnaires, venait de mettre en lumière leurs faces de Francs-Maçons. Ecoutons donc avec respect les paroles de l'abbé Le Franc : c'est pour les avoir dites qu'il est mort.
« L'Europe (écrivait-il en 1791) est étonnée du changement qui s'est opéré dans nos mœurs. Autrefois, on ne reprochait à un Français que sa gaieté, sa frivolité. Aujourd'hui qu'il est devenu sanguinaire, on l'a en horreur... Qui l'a rendu farouche, toujours prêt à attenter à la vie de ses semblables et à se repaître de l'image de la mort ? Le dirai-je et m'en croira-t-on ? C'est la Franc-maçonnerie !... C'est à l'ombre de l'inviolable secret qu'elle fait jurer à ses initiés, qu'elle a donné des leçons de meurtre, d'assassinat, d'incendie et de cruauté... » (Le Voile levé... ou le Secret de la Révolution révélé à l'aide de la Franc-maçonnerie, pp. 67, 68.)
Longtemps la Maçonnerie a fait l'impossible pour effacer, sur le fumier sanglant de 89 et de 93, ses traces criminelles. Mais, aujourd'hui, mentir là-dessus serait peine perdue pour elle. La vérité se fait plus claire chaque jour et, par un enchaînement de textes écrasants, nous allons prouver à quel point l'abbé Le Franc avait dit vrai. Oui, en toute réalité, durant plus d'un demi-siècle, les Francs-maçons ont secrètement creusé la mine dont l'explosion a jeté bas l'ancienne France en 89. Nous ne pouvons ici traiter en quelques mots l'immense question de l'origine de la Maçonnerie. Disons simplement que, quels que fussent ses créateurs, la Maçonnerie était dès le commencement l'ennemie mortelle de la Foi chrétienne, de l'ordre chrétien, de la civilisation chrétienne tout entière. Introduction de la Maçonnerie en France. La Première Encyclique contre la Secte. D'Angleterre où les Rose-Croix judaïsant et kabbalistes l'avaient greffée sur les vieilles corporations d'ouvriers maçons, la Franc-maçonnerie s'introduisit en Europe, partout à la fois, de 1725 à 1730. Dès 1735, un article du code primitif des Francs-maçons révolta, par son audacieux esprit révolutionnaire, d'honnêtes magistrats de Hollande : les premiers, ces protestants proscrivirent la Maçonnerie. Mais celle-ci fit un retour offensif et triompha des premières résistances, en Hollande comme ailleurs. Deux ans après, en 1737, le Premier Ministre de Louis XV était le cardinal de Fleury : sa clairvoyance touchant la Maçonnerie a fait de lui la bête noire des menteurs professionnels chargés de falsifier notre Histoire. Après une minutieuse enquête, le Cardinal acquit la même conviction qui avait armé les magistrats hollandais contre la Maçonnerie antichrétienne et révolutionnaire. Il donna des ordres sévères contre les Loges qui déjà pullulaient en France. L'année suivante, en 1738, le Pape Clément XII avait été renseigné par le cardinal de Fleury et sans doute aussi de bien d'autres côtés pour l'Europe entière. Sans tarder, le Pape lança la première des Encycliques que Rome ait opposées au fléau maçonnique. Comme toutes celles qui l'ont suivie, cette Bulle a stigmatisé dans la Maçonnerie ce double caractère : de viser à détruire en même temps l'Église de Dieu et les sociétés politiques basées sur le Christianisme. Mais tout était conjuré pour empêcher la France d'écouter les cris d'alarme du Pape et du Premier Ministre de Louis XV. Les tendances gallicanes et l'hérésie janséniste (reliées par de secrètes accointances) arrêtaient aux frontières de France la parole du Pape et faisaient méconnaître le bien fondé des angoisses que lui causait le péril maçonnique. La Maçonnerie profita de ces déplorables dispositions de l'esprit public : elle sema des brochures faites avec un art infernal pour attirer dans ses pièges les hommes de bonne foi ; elle commença par y prêcher la fameuse tolérance, masque menteur de l'intolérance la plus fanatique. Bref la Maçonnerie, dès son entrée en France, apprit aux Français à détester le Catholicisme parce qu'intolérant, disait-elle. En 1743, le cardinal de Fleury meurt. Nous verrons bientôt par quels aveugles fut remplacé au pouvoir le premier et le dernier ministre anti-maçon qu'aient eu Louis XV et Louis XVI. On peut dire que depuis la mort du cardinal de Fleury, la Royauté française fut soumise chaque jour davantage à l'influence de la Maçonnerie, qui va s'imposer à elle, chaque jour plus forte, jusqu'à la chute, cinquante ans plus tard, dans le sang de Louis XVI et de Marie- Antoinette. Mais quels ressorts furent mis en jeu par la Maçonnerie pour arriver à son but ? Le Mensonge, Arme Principale de la Maçonnerie. L'histoire de l'action maçonnique sous Louis XV et Louis XVI tient dans ce mot : le Mensonge. Il faudrait un volume pour décrire comme ils le méritent les chefs-d'œuvre d'imposture du F*** de la Tierce, le menteur en chef de la Maçonnerie en France à cette époque. Or, le F*** de la Tierce les a publiés immédiatement après que le pape Clément XII et le cardinal de Fleury eurent dénoncé le péril maçonnique, - tout comme le F*** Taxil a bâti son édifice d'imposture immédiatement après que le pape Léon XIII eut à nouveau dénoncé le péril maçonnique. Instruits par l'expérience, les FF*** de la Tierce et consorts effacèrent dans le code des Loges ce qui avait dès l'abord effrayé la protestante Hollande. Avec persévérance, ils travaillèrent à persuader aux honnêtes Français attirés dans les Loges que la Maçonnerie ne rêvait d'accomplir « aucune Révolution ». C'est imprimé en toutes lettres dans l'ouvrage du F*** de la Tierce dont la première édition parut peu de mois avant la mort du cardinal de Fleury. Ceci, imprimé cinquante-sept ans avant la prise de la Bastille, est bien la preuve que le Pape et le cardinal de Fleury n'avaient que trop raison de voir dans la Maçonnerie la source de torrents de maux ! « Nous ne fomentons aucune Révolution », disaient les Tartufes des Loges. Mensonge ! « Nous sommes de zélés et fidèles chrétiens. Voyez plutôt : dans les églises, nous faisons chanter des messes solennelles», disaient-ils encore. Sacrilège ! « Nous portons les lys de France dans le cœur !» ajoutaient-ils. Et leur but était de rougir de sang royal la blancheur des lys ! Toujours le Mensonge ! ... »
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LE BUT DU COUP D'ÉTAT : ÉRADIQUER CATHOLICISME ET MONARCHIE
Nos rois avaient fait de la France la première puissance occidentale avant le coup d'état maçonnique de 1789 ; Camille Desmoulins n'écrivait-il pas dans son Histoire des Brissotins :« Nous n'étions peut-être pas à Paris dix républicains le 12 juillet 1789 » ? La Révolution dite Française a pour but l'éradication totale et définitive du Catholicisme et de la Monarchie par la Synagogue via les loges maçonniques (et ses « Arrières-Loges ») qui étaient plus de 700 dans tout le royaume.
En 1781 Marie-Antoinette écrivait à sa sœur : « L'art du gouvernement est de laisser la Franc-maçonnerie s'étendre, car ce n'est qu'une association de bienfaisance et de plaisir. » Si à cette date Marie-Antoinette ne vit pas le danger que représentait la Franc-maçonnerie, dont les méthodes sont le mensonge, le truquage et la dissimulation, elle comprit trop tardque derrière les loges d'apparences, œuvraient en coulisses les Arrières-Loges ayant des desseins radicalement opposés à ceux prétendus par les Loges de « façades ».
LA FAMILLE ROYALE PRISONNIÈRE DE LA MAÇONNERIE
La Reine accuse enfin la Maçonnerie : « Après quelques mois passés aux Tuileries sous l'œil des Barbares de la Maçonnerie, la Reine sait ! Elle sait qu'elle est dans les Loges la source des calamités qui viennent de fondre sur la France et sur la royauté. » Voici les dernières lignes d'une lettre adressée par elle à son frère, l'empereur Léopold II, en 1790 : Adieu, mon cher frère, il faut que je compte bien sur toute votre amitié pour ne pas craindre d'en abuser, mais en revanche comptez bien sur toute la tendresse de votre malheureuse sœur. J'embrasse ma belle-sœur et vos enfants ; prenez bien garde là-bas à toute association de franc-maçons (sic) ; c'est par cette voie quetous les monstres d'ici comptent d'arriver dans tous les pays au même but.
Neuf ans auparavant, de clairvoyants serviteurs de la cause catholique et française avaient conjuré le Roi et la Reine de « prendre garde à toute association de francs-maçons »... Hélas ! leurs avertissements n'avaient pas été écoutés. Quand le péril maçonnique fut aperçu dans toute son horreur par Louis XVI et Marie-Antoinette, il était trop tard : la France était la proie des Arrière-Loges ; la famille royale était leur prisonnière.
Neuf ans auparavant, de clairvoyants serviteurs de la cause catholique et française avaient conjuré le Roi et la Reine de « prendre garde à toute association de francs-maçons »... Hélas ! leurs avertissements n'avaient pas été écoutés. Quand le péril maçonnique fut aperçu dans toute son horreur par Louis XVI et Marie-Antoinette, il était trop tard : la France était la proie des Arrière-Loges ; la famille royale était leur prisonnière.
LE PEUPLE DE FRANCE TRANSFORMÉ EN RÉGICIDE
Au XVIIIe siècle, la Foi catholique et la France furent ensemble comme incarnées dans un être représentatif au plus haut degré : fille des Césars catholiques d'Autriche et femme du Roi Très-Chrétien, Marie-Antoinette eut ce douloureux honneur. Elle l'a porté au comble par son martyre sur l'échafaud. Et vingt ans auparavant, elle était l'idole de la France ! Qui avait changé l'âme des Français ? Qui avait transformé les Français catholiques en blasphémateurs et sacrilèges ? Les Français amoureusement fidèles à leur dynastie séculaire en régicides ?Le but de ce livre est de montrer que l'agent de ces œuvres de mort fut la Franc-maçonnerie.
There are societal problems the progressive establishment doesn’t even recognize, such as the breakup of the American family and casual attitudes toward human life
Progressivism Throws Money at Problems. Conservatism Solves Them.
by Jim DeMint
To “throw money at the problem” is usually understood as a bad thing everywhere but in progressive circles. And for all intents and purposes, the Washington Beltway is one of them.
Recognizing the underlying pathology of a problem, or debating whether it is best addressed at a federal, state, or local level—even asking whether it is an issue best left to private citizens—is entirely the domain of conservative policymaking.
This is a far cry from so-called progressive policy, which tends to shoot both spending and decision-making straight to the top of the ladder, no questions asked. Simply judging both schools by their problem-solving capabilities, one would assume that the mostly empty toolbox of progressivism isn’t nearly as versatile.
But we don’t have to rely on speculation. We have hard evidence: 50 years of President Lyndon Johnson’s “Great Society” social programs hasn’t worked. Trillion-dollar stimulus packages haven’t worked. Takeover of the nation’s health care and insurance industries hasn’t worked. Centrally controlling education and spending over $100,000 per student hasn’t worked.
Winston Churchill once said, “You can always count on Americans to do the right thing—after they’ve tried everything else.” Maybe it’s time we listened to the old prime minister, because we’ve been trying the “everything else” for decades.
Fortunately, the world just got the right thing in writing. The Heritage Foundation has released “Solutions 2016,” a compendium of more than 275 conservative policy recommendations for political candidates.
We want not just freedom from tyranny; we want every family in America free to pursue whatever dreams they’ve planted for themselves.
The core idea motivating these policies is that the federal government’s first job is to protect America from external threats, and its second is to manage only those issues the states are incapable of or forbidden from doing themselves, in accordance with limits of the Constitution.
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The U.S. has fallen from the 6th freest economy in the world, when President Barack Obama took office, to 11th place in 2016
America’s Economic Freedom Has Rapidly Declined Under Obama
by Anthony B. Kim
Millions of people around the world are emerging from poverty thanks torising economic freedom. But by sharp contrast, America’s economic freedomhas been on a declining path over the past decade.
America’s declining score in the index is closely related to rapidly rising government spending, subsidies, and bailouts.
According to the 2016 Index of Economic Freedom, an annual publication by The Heritage Foundation, America’s economic freedom has tumbled. With losses of economic freedom in eight of the past nine years, the U.S. has tied its worst score ever, wiping out a decade of progress.
>>> Read the full 2016 Index of Economic Freedom
The U.S. has fallen from the 6th freest economy in the world, when President Barack Obama took office, to 11th place in 2016. America’s declining score in the index is closely related to rapidly rising government spending, subsidies, and bailouts.
Since early 2009:
- Government spending has exploded, amounting to $29,867 per household in 2015.
- The national debt has risen to $125,000 for every tax-filing household in America—a total over $18 trillion.
- The government takeover of health care is raising prices and disrupting markets.
- Bailouts and new government regulations have increased uncertainty, stifling investment and job creation.
This is not something to take lightly. Economic freedom is the foundation of U.S. economic strength, and economic strength is the foundation of America’s high living standards, military power, and status as a world leader. The perils of losing economic freedom are not fictional.
It is painfully clear that our economy has been performing far below its potential, with individuals, families, and entrepreneurs being squeezed by the proliferation of big-government bureaucracy and regulations.
As documented by the index, and by other scholars, America’s economic freedom has been declining at an alarming pace.
Indeed, as The Wall Street Journal recently summed it up succinctly, Obama is “a champion when it comes to limiting economic freedom, and American workers have the slow growth in jobs and wages to prove it.”
Not surprisingly, our economic dynamism and innovative capacity have been measurably reduced.
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Il musulmanesimo non esige dal credente un infinito perfezionamento, ma solo un atto di assoluta sottomissione a Dio
Bisanzio fu distrutta in un giorno. La conquista islamica secondo il grande Solov’ëv
Confinata la fede nel tempio e abbandonato l’agone pubblico ai principi pagani, così la Chiesa orientale si condannò a soccombere alla «legge di vita» di Maometto. «Bastarono cinque anni per ridurla ad archeologia»
Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)
Proponiamo in queste pagine due brani di Vladimir Sergeevic Solov’ëv, teologo e filosofo, da molti considerato il pensatore più importante della storia russa, tratti rispettivamente da La Russia e la Chiesa universale (1889) e dalle pagine conclusive di Maometto. Vita e dottrina religiosa (1896), preceduti dall’introduzione firmata da Adriano Dell’Asta per il numero 1/2002 de La Nuova Europa, rivista internazionale della Fondazione Russia Cristiana.
I due testi di Solov’ëv che vengono qui presentati appartengono agli ultimi anni della sua produzione (…). Non molto distanti temporalmente, sono, per un certo verso, complementari in quanto il secondo chiarisce in che cosa consista, positivamente, quella «essenza religiosa dello spirito orientale» di cui si parla nel primo.
Nella sua biografia di Maometto, Solov’ëv insiste su questa positività ricordando che per l’Arabia del tempo l’islam rappresentò comunque il superamento di un paganesimo rozzo e crudele, che si macchiava regolarmente di sacrifici umani e che venne allora sostituito da una fede capace di fondare diversi e più solidali rapporti tra gli uomini. Un nuovo Dio più degno cui rivolgere le proprie preghiere e una nuova unità tra gli uomini, dunque. Ma questo, agli occhi di Solov’ëv, non basta, occorre qualcosa di più essenziale, capace di liberare l’umano dai suoi limiti e di garantirgli un autentico progresso, qualcosa che l’uomo stesso non può darsi, come dimostrano i peccati in cui cadono persino quelli che sono considerati gli uomini più grandi sia da un punto di vista morale sia da un punto di vista religioso: è il caso di campioni della cristianità come Costantino e Carlo Magno che, per le loro sole virtù, non risultano certo migliori di Maometto.
Questo cuore essenziale che l’uomo non può darsi da solo è anche ciò che costituisce il nucleo comune dei due testi: la divinoumanità di Cristo, alla cui luce si può cogliere sia la grandezza dell’islam, sia il suo limite, l’essere una religione nella quale la creatura è privata di qualsiasi libertà di fronte a un creatore che non le chiede altro se non un atto di devozione cieca.
È una dialettica, quella di Solov’ëv che proprio perché centrata su un Cristo reale, vero Dio e vero uomo, non prodotto dall’uomo né dominatore dell’uomo, gli consente di pronunciare verità sgradite e dure senza schiacciare l’altro; così il giudizio sull’islam è assolutamente al fuori di ogni prudenza diplomatica, ma nello stesso tempo è assolutamente al di fuori di ogni pretesa di una presunta superiorità gelosa e violenta: ciò in base a cui si condanna e si denuncia l’indigenza dell’islam non è un proprio privilegio esclusivo ma è esattamente quello che giudica anche gli stessi cristiani.
Se Solov’ëv cristiano condanna l’antiumanesimo di Maometto, non lo fa dall’alto del proprio particolarismo culturale, razziale o religioso ma in nome di una pienezza – quella di Cristo – di fronte alla quale tutti, in primo luogo i cristiani, sono chiamati a convertirsi. Nessun senso di superiorità, ma neppure nessun indifferentismo, nessun finto dialogo, in una sorta di disinteresse per la verità che finisce per non far incontrare mai due posizioni autenticamente diverse e anzi le costringe a diventare delle maschere che rinunciano in partenza alle proprie identità: quello che Solov’ëv rende possibile con la sua dialettica divinoumana è invece la possibilità di un dialogo autentico in un comune cammino di conversione, dove il rimprovero fatto all’altro muove innanzitutto dalla denuncia dei propri peccati e dove l’affermazione della verità non è mai per il proprio vanto ma per l’arricchimento reciproco e per la stessa salvaguardia della verità altrui che, abbandonata a se stessa, diventa sterile e si chiude in un meschino autocompiacimento.
Adriano Dell’Asta
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